È ufficialmente finita. Anche il wallet Novi, interno a Facebook e collegato al suo defunto progetto di crypto pagamenti, verrà chiuso ufficialmente il prossimo settembre, lapide ufficiale su un progetto nato male, cresciuto peggio e che nel durante ha anche incassato colpi ben assestati da parte delle autorità pubbliche.

Qualcosa che dovrebbe interessarci relativamente poco, perché con il mondo cripto aveva davvero poco a che fare, almeno in superficie. È scavando però in profondità che possiamo trarne delle chiavi di lettura per il mondo degli stablecoin effettivi, che sono pur stati al centro dell’ultima complicata fase di mercato per il mondo di Bitcoin e delle criptovalute.

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Il complicato mondo degli Stablecoin: se piange Atene…

Sparta non ride, diceva un vecchio modo di dire. Ed è questa un po’ la prospettiva che dovremmo provare ad avere quando analizziamo il mondo degli stablecoin, un mondo complesso e che vede al suo interno membri prominenti che operano sul mercato con modalità e strutture decisamente diverse tra loro. Un Vaso di Pandora del quale l’autorità pubblica si era fondamentalmente disinteressata fino alla discesa in campo, ormai qualche tempo fa, di Facebook.

Stablecoin al giro di boa “regolamentare”

La società che fa capo a Mark Zuckerberg aveva un progetto ambizioso: quello di dotarsi di una sorta di stablecoin, all’interno di un sistema controllato completamente dalla società. Cosa che ovviamente aveva preoccupato le burocrazie e i governi di mezzo mondo, che si erano espressi subito in maniera veementemente contraria all’operazione. E da qui il rapido spostarsi dalla Svizzera agli USA e viceversa. Senza che si sia fatto poi molto per andare avanti. E da qui il fallimento del progetto.

Un fallimento che, inutile nasconderci dietro un dito, è stato forse gradevole per tutti gli appassionati di decentralizzazione (sebbene su livelli non troppo diversi con gli altri stablecoin “con riserva”), dato che la presenza nello spazio di Facebook sarebbe stata troppo ingombrante per permettere un corretto e armonico sviluppo del mondo stablecoin.

Con un altro retroscena che ormai è evidente per tutti: l’attenzione dei regolatori è stata catalizzata proprio dal progetto Libra, lasciando tutto sommato una piena libertà agli altri stablecoin di muoversi come meglio credevano. Con la morte di Libra, l’attenzione del regolatore torna invece a ridosso dei grandi progetti, algoritmici e non, con evoluzioni del mercato nei prossimi mesi che saranno cruciali per il futuro dell’intero comparto.

Gli stablecoin con riserva continuano a tenere botta

Nonostante attacchi ripetuti sia finanziari che “informativi, la prima criptovaluta stabile per quota di mercato, ovvero Tether, continua ad essere più che solida, con un peg che è stato ingiustamente messo in discussione da detrattori che, almeno stando a quanto dice Paolo Ardoino, sono in realtà organizzati al fine di far fallire il progetto.

Progetto che però continua a liquidare ogni tipo di richiesta senza alcun tipo di problema, con tutto che sono state richieste conversioni di USDT in dollari veri per circa il 20% dell’intera capitalizzazione di Tether.

Sul fronte USDC hanno preso a circolare storie ancora da verificare, con la società che sarebbe fortemente in perdita a causa degli incentivi forniti a diversi intermediari al fine di utilizzare appunto questo stablecoin al posto di altri. Una situazione che andrà verificata, ma che almeno con gli elementi che abbiamo in questo momento non possiamo che bollare come FUD infondato.

I grandi malati rimangono gli stablecoin algoritmici?

In realtà siamo davanti ad una situazione difficile da rendere omogenea. Da un lato abbiamo USDD che ha mostrato qualche scricchiolio nel corso delle ultime settimane, con una gestione a nostro avviso non sempre trasparente e comunque iniezioni di liquidità importanti per mantenere il peg. A nostro avviso rimane uno degli angoli più problematici dell’intero comparto, anche e ancora collateralizzato.

Discorso invece diverso per DAI, che rimane una delle stablecoin a collaterale automatico più solide, ma anche perché nata con altri presupposti rispetto a UST di Terra Luna. Nel complesso comunque il comparto rimarrà uno di quelli da tenere sotto controllo per i prossimi mesi, e dai quali a nostro avviso dipenderà la ripresa del mercato.

Cosa ci insegna la storia di Facebook

Che i regolatori si interessano in ordine di capitalizzazione e di quota di mercato potenziale. Messa in cassaforte la questione Libra, sarà probabilmente il turno degli stablecoin più classici.

È un problema? No. USDC ad esempio è già negli USA nonché pienamente regolamentato, così come BUSD sebbene in via indiretta. E siamo certi che anche gli altri “grandi” del settore seguiranno, inevitabilmente, la stessa strada.