Il curioso caso di Terra Luna 2.0 e Classic: una coppia di progetti cripto che sono, se vogliamo, rinati dopo il più spettacolare crack della storia delle criptovalute. Progetti molto diversi, animati da spiriti diversi, ma che durante l’ultima settimana hanno dominato la scena anche grazia a crescite importanti in termini di capitalizzazione.

Da un lato il vecchio – e per molti misteriosamente ancora in libertà – Do Kwon, che con la versione 2.0 del suo progetto vorrebbe tornare, sebbene forse in modo più sostenibile, ai fasti di un tempo. Dall’altro un progetto ripreso in mano da parte di una community e che vuole provare a recuperare quanto di buono (era parecchio) c’era dentro Terra Luna.

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Paura e delirio su Luna: una mini-guida per capire come ci si dovrà muovere

La notizia della settimana è il ritorno di Terra Luna, in particolare nella versione Classic che è nata dalle ceneri del progetto spettacolarmente esploso nelle mani di Do Kwon e nei portafogli di centinaia di migliaia di persone.

Da qui passerà il futuro di $LUNC

Un ritorno almeno in termini di quotazioni sul mercato, sebbene come spesso accade sia costellato da crolli altrettanto violenti, che però ci offre la sponda giusta per discutere di cosa c’è in ballo, di cosa credibilmente potrà esserci e di quali sono le cose da seguire per le prossime settimane e i prossimi mesi.

  • Il burn dell’1,2%

Che sarà applicato su tutte le transazioni on chain e che è stato già indicato come supportato da diversi exchange, sebbene con modalità diverse. Si tratta di un passaggio che eserciterà una forte pressione deflativa su $LUNC e che potrebbe aiutarne, almeno sul breve periodo, il prezzo. Prezzo che però non può sostenersi o continuare a salire soltanto grazie a questo meccanismo. Gli investitori dovranno trovare dell’utilità nel progetto affinché la domanda rimanga quantomeno costante. Non è, almeno ad avviso di chi vi scrive, il punto più importante del futuro di $LUNC.

  • UST e possibilità di Repeg

Ovvero del ritorno alla parità di UST, lo stablecoin legato storicamente al progetto, percorso che però anche se delineato è forse quanto di più difficile per tutta una serie di fattori. In primo luogo ci vorrà del valore per coprire chi è ancora detentore della valuta, in secondo luogo servirà associare a questo strumento un’utilità. Ai tempi che furono, che poi in realtà si tratta di pochi mesi fa, il grosso dell’utilità veniva agitato da Anchor, protocollo che poi è finito come tutti ricordiamo. Ora sarebbe improponibile un protocollo del genere e quindi si dovrà trovare un’utilità legata alla rinascita di un progetto del genere.

Il mondo ha bisogno di uno stablecoin decentralizzato? Potrà essere utile inserire altri tipi di meccanismi per garantire il peg ovvero l’ancoraggio al dollaro USA? Giudicherà la storia.

Per ora speculazione, anche se…

Siamo nel campo della speculazione pura, per quanto si debbano trattare con enorme rispetto i sentimenti di chi sogna una rinascita del protocollo, che aveva sicuramente del buono prima del fallimento e a prescindere dalla gestione allegra di Anchor e dei suoi tassi di interesse garantiti.

Per il momento però chi non vuole correre rischi, nonostante le corse siano interessanti e appetitose, non rimarrà che rimanere alla finestra, perché i rischi coinvolti continuano ad essere alti, in un settore che è già parecchio risk on.

Per il resto, ovvero per il medio e lungo periodo, tutto dipenderà probabilmente dalla capacità del gruppo che sta cercando di rianimare questa rinascita di farsi portatore di nuovi progetti o di riuscire a riesumare quelli di un tempo, come appunto UST.