Coinbase ha prodotto un documentario sulle criptovalute, che sarà distribuito su Amazon Prime Video e altre piattaforme in streaming. La pellicola racconta l’industria cripto dal 2019 ad oggi, con enfasi sulle vicende che hanno caratterizzato la storia dell’exchange.

Brian Armstrong, numero uno della società californiana, intende con questa pellicola mostrare i retroscena di quanto accade nel mondo della DeFi a tutto tondo, e insieme smontare alcuni falsi miti sul comparto che troppo spesso circolano tra il grande pubblico. E chiude con un accorato appello alla classe dirigente: andate a vedere il film, vi sarà utile.

Un film che sarà in grado di avvicinare il pubblico al mondo delle cripto? Oppure che sarà un buco nell’acqua? Lo scopriremo solo vivendo. Possiamo però sempre prepararci ricorrendo proprio a Coinbasevai qui per aprire un conto gratuito – intermediario che immaginiamo punterà anche ad un aumento di clienti in seguito alla visione del film.

Intermediario che ci consente di investire su centinaia di criptovalute in un ecosistema comunque ritenuto tra i migliori e ricco di funzionalità, anche avanzate. Un exchange che tra le altre cose ha dato da poco il via alla sua sezione di trading, separata dalla Pro, che permette di avere scambi più rapidi a costi più bassi.

Un film sulle cripto? Attendiamo trepidanti

A quanto pare non è la prima volta che Armstrong e soci tentano la via della settima arte, con la serie The Degen Trilogy che al suo debutto, qualche mese fa, non ha riscosso il favore della comunità che ruota intorno a Bitcoin e criptovalute.

Ne parleremo presto!

Dalle parti di Coinbase però non sono avvezzi alle battute d’arresto, e anzi si muovono in anticipo: qualche tempo fa hanno assoldato Greg Kohs per scrivere, dirigere e montare un documentario sulle criptovalute, e sulla storia della società dal 2019 ad oggi.

Tra anni circa di lavoro che vedranno la luce dei proiettori digitali a partire da venerdì 7 ottobre. La pellicola sarà distribuita su Amazon Prime Video, YouTbe, iTunes e altre piattaforme come si evince da un eccitato Brian Armstrong su Twitter.

Ho deciso di lanciarmi in questa produzione perché volevo far cadere alcuni falsi miti che circolano intorno alle criptovalute. L’opinione pubblica tende a mettere alla gogna le aziende del comparto, o talvolta mitizza i suoi fondatori. Nessuno dei due approcci è corretto. Siamo persone comuni che cercano di fare impresa.

Brian Armstrong intende anche mostrare le difficoltà, i retroscena e le vicende che stanno dietro la creazione di una startup tecnologica, mettendo su schermo il suo exchange e la sua fortunata storia.

Ci sono anche i grandi nomi del settore

Un percorso ricco di soddisfazioni ma costellato anche da difficoltà interne ed esogene: il mondo non regolamentato della DeFi è complicato di per sé, e gestire di un’impresa non è cosa semplice, tantomeno crearla da zero. A tutto questo aggiungiamo il fuoco incrociato di stampa e istituzioni centrali, e avremo un quadro eloquente sulle sfide che devono affrontare tutti i giorni personaggi come Armstrong.

E a proposito di personaggi, il documentario promette bene: a quanto ci è dato sapere compariranno in video nientemeno che Vitalik Buterin e Michael Saylor. Non ci aspettiamo botte da orbi e scontri all’ultimo sangue, ma date le posizioni apertamente avverse del primo, e conoscendo invece l’amore incondizionato per Bitcoin espresso a suon di grandi acquisti da parte del papà di MicroStrategy, probabilmente ci sarà da emozionarsi.

Abbiamo voluto romanzare, senza peraltro aver visto nemmeno un fotogramma della pellicola, l’eterna lotta tra Ethereum e Bitcoin che i due soggetti di cui sopra portano avanti dalla notte dei tempi.

Il film invece intende raccontare quanto di bello, avvincente, difficoltoso, e anche brutto il comparto delle criptovalute riserva agli operatori di settore, stando ai comunicati che abbiamo raccolto. Che si concludono con un appello di Brian Armstrong: andate a vedere il film, spero lo facciano anche i politici. Penso possa servire per sensibilizzarli alla causa.

Riceviamo e giriamo volentieri news e appello: in fondo un paio d’ore davanti alla TV non faranno MiCa male ai nostri governanti, e ai loro omologhi statunitensi.